mercoledì 16 gennaio 2008

Il ruolo del Partito democratico di Itri

Care compagne, cari compagni, care democratiche e cari democratici

a pochi giorni dall'elezione del consiglio direttivo del nuovo Partito democratico di Itri e del relativo segretario,credo sia doverso porre all'attenzione di tutti voi alcune questioni che penso siano molto rilevanti sulle modalità organizzative e di azione politica del futuro partito,soprattutto in ambito locale.

Rendiamoci conto che con la fase elettiva del direttivo e del segretario decideremo il futuro politico e di attività di gran parte del centrosinistra di Itri.

Le questioni che vi pongo riguardano quattro aspetti rilevanti di cui, a mio avviso, il futuro segretario locale dovrà esserne il sostenitore:

  1. l'organizzazione interna del partito

  2. l'attività politica locale

  3. l'interazione con altre associazioni locali,culturali, ambientali,di tutela dei diritti degli immigrati e di tutela del lavoro.

  4. la comunicazione politica

L'organizzazione interna della sezione di Itri sarà il punto fondamentale per una forte opposizione politica nei prossimi anni,per la ricostruzione di un ampio consenso popolare,per un costante monitoraggio del territorio e per una attiva ed intensa mobilitazione politica del partito.
Sarà pertanto necessario stabilire rapidamente le modalità organizzative e di responsabilità del primo direttivo del Pd di Itri.Si dovrà avere un direttivo snello, veloce e competente, capace di una forte comunicazione politica e pronto ad intervenire ed opporsi radicalmente,qualora fosse necessario, alle scelte politiche della maggioranza e quindi dell'amministrazione politica comunale(ad esempio il piano di lottizzazione a Punta Cetarola).
L'attività politica del partito dovrà, a mio avviso, essere incentrata sulla forte collaborazione e cooperazione con i consiglieri comunali di minoranza per rendere le attività di opposizione più incisive ed efficaci.

Pertanto il direttivo dovrebbe affidare a ciascun componente un ruolo e delle responsabilità su alcune materie,di cui ognuno dovrà rispondere direttamente al direttivo,senza dimenticare che le scelte politiche delle materie assegnate a ciascun membro spettano al direttivo nella sua collegialità.

Abbiamo l'occasione per riformare e ridisegnare le modalità di organizzazione e di attività politica sul territorio ed è nostro dovere, specialmente dei giovani , contribuire a creare una struttura interna competente ed efficace,presente e attiva quotidianamente sulle scelte politiche locali..

Possiamo farcela, possiamo veramente riuscirci a creare un partito forte che, con serietà, impegno, responsabilità e competenza, faccia proposte politiche serie e nell'interesse generale del Paese,che sappia integrare e recepire anche le forti istanze provenienti dal mondo dei giovani,delle donne,degli immigrati e delle persone con handicap, insomma un partito locale che sappia e debba sostenere azioni di giustizia sociale,di legalità,di tutela della sicurezza del lavoro, di tutela ambientale ed infine di eliminazione degli sprechi energetici sia pubblici che privati,dannosissimi all'ambiente.


Per quanto riguarda l'attività politica locale è importatnte avere un rapporto di opposizione costruttiva con la maggioranza politica di centrodestra a Itri,senza dimenticare la necessità di una radicale opposizione a scelte politiche che è ben poco definire scellerate.


L'attività del nuovo partito democratico dovrà perciò imperniarsi su un fortissimo controllo politico, giuridico e morale della maggioranza, controllandone le scelte e, qualora non fosse utile o comunque accettato un rapporto costruttivo dell'opposizione,fatto di critiche ma necessariamente anche di proposte politiche alternative che favoriscano il dialogo, solo allora sarà obbligatorio attivarsi fortemente per contrastare politicamente,culturalmente e legalmente le scelte dell'amministrazione.


Inoltre sarà importante per il nuovo partito stabilire forti e sinceri rapporti di cooperazione con le associazioni territoriali per dimostrare ai cittadini il ruolo importante,fatto di dialogo con tutte le realtà culturali, religiose,sociali e fatto di proposte discusse e decise preferibilmente con queste associazioni e con tutte le persone interessate a rendere il nostro paese migliore.E proprio in questi anni che dovremo costruire, discutere e formulare quelle scelte e quelle proposte politiche che tra quattro anni potranno portare il Partito Democratico ad amministrare il nostro Paese.


Sarà necessario stabilire un forte dialogo,un deciso e duraturo rapporto con le associazioni di immigrati locali per favorire e sostenere una reale ed effettiva integrazione culturale, sociale ed economica degli immigrati,favorendo il dialogo e incontri periodici con queste associazioni.


Stabilire un forte rapporto con le associazioni ambientaliste del nostro paese, affinchè si abbia un maggiore controllo del territorio e la garanzia di riduzione e contrasto deciso dell'abusivismo edilizio a Itri.Bisogna infatti attivare e sostenere un fortissimo monitoraggio della raccolta differenziata locale attraverso un controllo periodico della discarica vicino al cimitero e delle raccolte multiple effettuate dagli operatori ecologici la mattina,verificando se le raccolte rispettino la differenziazione effettuata ai cittadini.


Ho intenzione,insieme ad un compagno che mi ha dato la sua disponibilità e con chi ne vorrà far parte, di creare un circolo locale di Legambiente ad Itri affinchè si possa contribuire ad attivare un deciso e costante controllo del territorio e del riciclo dei rifiuti nel Paese nonchè,attraverso un forte monitoraggio del territorio,contrastare radicalmente l'abusivismo edilizio a itri, particolarmente nelle zone agricole.


Inoltre, per quanto riguarda il tema ambientale,La Sinistra Giovanile di Itri sta lavorando,e chiedo personalmente l'interesse e il contributo dei consiglieri Italo La Rocca e Giovanni Ialongo, per arrivare a indicare all'amministrazione comunale, in vista di un prossimo neo piano regolatore generale,delle proposte per incentivare, attraverso puntuali e precise modifiche del regolamenteo edilizio,l'eliminazione degli sprechi energetici negli edifici pubblici e privati di nuova costruzione, favorendo inoltre l'adeguamento delle strutture edilizie già esistenti alla sostenibilità ambientale tramite modifiche eco-compatibili come la sostituzione di caldaie molto vecchie con quelle nuove a condensazione oppure l'installazione di pannelli solari e tante altre proposte.


Per questi motivi ho stabilito un contatto con l' avv. Mario Di Sora, delegato dell'associazione cielobuio,ma per quanto riguarda questo tema vi rimando al punto successivo.


E' importante inoltre diffondere una cultura per la sicurezza sul lavoro tramite campagne informative, convegni,manifestazioni e controllare, attraverso un monitoraggio preciso, se nel territorio locale siano rispettate le norme sul lavoro,per garantire un lavoro sicuro e non sottopagato.


Le proposte ci sono, ne ho fatte molte e ce ne sono molte altre.Io credo in un partito attivo e deciso alla tutela della sicurezza su lavoro.

Un altro punto fondamentale è,a mio parere, la comunicazione politica. Essa è fondamentale per un partito politico,bisogna pertanto incentivare una partecipazione ampia e incentrata su un deciso e costante rapporto con i cittadini.E' importante provare già da ora a lavorare per il futuro di questo partito,in vista delle prossime elezioni amministrative, per formulare decisioni che potranno essere delle potenziali proposte da inserire in un futuro programma elettorale.

Ritengo pertanto compito indispensabile del futuro direttivo redarre settimanalmente manifesti murali,instaurare mensilmente e, se vogliamo, anche più frequentemente, stabilire un rapporto con le persone attraverso conferenze,dibattiti,manifestazioni pubbliche che abbiano come scopo la ricerca di proposte politiche che,se rifiutate dall'amministrazione, potranno essere,come ho già detto, inserite in futuro programa elettorale del centrosinistra.

Ritornando al punto ambientale,sto notando che la Sinistra giovanile, non ha molto interesse o comunque fatica ad avviarsi, a intraprendere alcune scelte importanti.

Infatti come vi comunicavo sopra, mi è stato fatto, qualche tempo fa un invito da parte del delegato regionale della Cielobuio, associazione nazionale di tutela ambientale e di forte contrasto all'inquinamento luminoso, da anni in collaborzione con Legambiente,la proposta di organizzare un convegno pubblico formato da tecnici e associazioni competenti in materia sull'inquinamento luminoso e lo sprweco energetico.Il delegato regionale con cui ho stabilito un contatto pochi mesi fa, rappresenta l'associazione Cielobuio che ha in questi anni proposto,tramite alcuni deputati del Lazio,ed ottenuto una legge regionale,la L.r. 23/00,per contrastare radicalmente l'inquinamento luminoso.Inoltre l'associazione cielobuio ha , con il delegato regionale Mario Di Sora, contribuito all'approvazione di regolamenti energetici e/o modifiche ai regolamenti edilizi comunali del Comune di Frosinone e di Civitavecchia per una forte ecosostenibilità ed è inoltre impegnata a far si che i Comuni rispettino la legge di cui sopra.

La sua lettera,che leggerete di seguito, di risposta ad una mia lettera maniofesta una forte apertura ad una leale ed effettiva collaborazione per sul tema ambientale per sensibilizzare l'amministrazione e attivare i controlli sul territorio.

Innanzitutto lui rispose con questa e-mail:

Allora facciamo un bel convegno ad Itri così sensibilizziamo

l'amministrazione e incominciamo i controlli.

Titolo "Inquinamento luminoso e risparmio energetico - un problema di tutti

noi.

Fammi sapere.

ciao

Avv. Mario Di Sora

Questa proposta pertanto ci permetterebbe di analizzare e produrre proposte politiche efficaci e avviare un forte dibattito sugli sprechi energetici pubblici e privati.


Cari ragazzi, le proposte in questione sono tante e credosarà compito del prossimo direttivo incentrare la propria attenzione su queste e su altre proposte.
Vi ringrazio per la vostra disponibilità e mi aspetto un vivo e diffuso dibattito su tali questioni che ho ritenuto fondamentale porre alla vostra attenzione prima che venisse eletto il prossimo direttivo del Partito democratico di Itri.

Mi piacerebbe infine concludere con alcune frasi molto belle che io credo dovranno essere la guida dell'azione politica della futura classe dirigente della sezione del Pd di Itri:


Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. (ne L'Ordine Nuovo, maggio 1919)

Prendi posizione.La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima.Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato (Elie Wisel)

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.”(E. Berlinguer)

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita. (E. Berlinguer)

Solamente chi è sicuro di non cedere anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, solamente chi è sicuro di poter dire di fronte a tutto questo: "non importa, andiamo avanti", solamente quest'uomo ha la "vocazione" per la politica. (La politica come professione) (Max Weber)


Gaetano

lunedì 7 gennaio 2008

Ignoti malviventi hanno approfittato del momento dell’eucarestia per il colpo

Ladri in chiesa, anziana derubata
Una donna aveva lasciato la borsa sul banco, ma al ritorno era sparita. Bottino qualche centinaio di euro

di Irene Chinappi da Il Territorio

Rubano in chiesa, in piena messa, davanti alla massa di fedeli riuniti per ascoltare l'omelia di padre Giovanni Giorgi. é accaduto ieri mattina, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, nella piazza centrale di Itri. Vittima del ladrocinio è un'anziana donna che, nel momento della distribuzione dell'eucaristia, ha lasciato la sua borsetta in vera pelle sul banco per andare a prendere l'ostia, rassicurata dalla sacralità del luogo. Al suo ritorno però la borsa era sparita, davanti allo stupore di tutti i presenti, che non sembrano essersi accorti di nulla. Documenti di identità, tesserino sanitario, telefonino, cianfrusaglie varie, qualche centinaio di euro, è quanto incassato dal misterioso ladro. Qualcuno ha notato tra i fedeli qualche volto sconosciuto ma sulla sicurezza dei fatti non sembra esserci alcuna concordanza. Ma non è la prima volta che la chiesa di Santa Maria Maggiore si verificano azioni del genere. In passato sono state intaccate finanche le cassette delle offerte. Che le condizioni economiche stiano peggiorando dappertutto e che i bisogni crescano in modo esponenziale è un fatto assodato, ma che un luogo di preghiera diventi anche palestra di esercitazioni ladresche, ad Itri non era mai successo.
Di conseguenza, le condizioni economiche generali vanno di male in peggio specialmente di questi tempi in cui le spese si sono decuplicate.
La Befana ha tolto all'anziana donna che spera di riavere indietro almeno i documenti personali contenuti nella borsetta.

Gaetano

Variante al Prg, nominati tre tecnici

di M.M.

VARIANTE al Prg di Itri, nei prossimi mesi finalmente il via libera. La giunta allora presieduta da Giovanni Ialongo, la bellezza di dieci anni fa incaricò della sua redazione l’ingegnere Luigi Piemontesi di Napoli. Lo stesso che ha curato la perimetrazione del Parco dei Monti Aurunci. Poi, a causa dei problemi di salute di quest’ultimo, ma anche, e forse soprattutto, per le solite bagarre politiche, tutto si fermò. Adesso, pare che qualcosa si sia definitivamente sbloccato, tanto che l’iter per la variante del Prg, resasi necessaria perchè il Piano Regolatore in vigore è ormai superato, dovrebbe essere solo una questione di tempo. Ma, prima di far ripartire l’intero iter burocratico, l’amministrazione comunale deve quantificare, in riferimento a tutto il territorio di Itri, il grado di cementificazione. Questo, con un occhio alle aree verdi rimanenti ed un altro agli indici regionali. E, proprio per questo, nei giorni scorsi si è proceduto alla nomina di tre tecnici che dovranno effettuare un attento monitoraggio generale del comprensorio.
Secondo le previsioni, comunque, lo sviluppo cittadino riguarderà quasi esclusivamente la zona di Raino, a nordest di Itri.

Gaetano

«Villaggio, nessun colpo di mano»

di M.Tos.

«IL PIANO di lottizzazione è stato approvato attraverso una procedura perfetta e ordinata, senza quel colpo di mano che la minoranza continua a denunciare». Interviene con questa dichiarazione il consigliere comunale Paolo Stamegna sull’adozione del piano di lottizzazione di Punta Cetarola, e spiega: «Il progetto, dopo una prima bocciatura della Regione di un piano presentato 4 anni fa, è stato modificato dalla società Punta Cetarola srl e ripresentato 11 mesi fa.
Questo nuovo progetto ha ottenuto tutti i pareri della Regione necessari per l’adozione, quindi i consiglieri di minoranza non possono parlare assolutamente di colpo di mano. Il piano era a conoscenza di tutti e tutti hanno avuto tutte le spiegazioni richieste».
Stamegna si sofferma poi sulla necessità dell’istruttoria pubblica, che la minoranza indicava quale pregiudiziale per la legittima adozione del piano perchè prevista dallo Statuto comunale, e la definisce «irrituale per l’adozione di un piano di lottizzazione promosso da un privato». Il consigliere, delegato dal sindaco Agresti per le grandi opere, entra quindi nel merito del nuovo piano di lottizzazione, «un progetto da oltre 30 milioni di euro, con grandi prospettive per l’economia e l’occupazione di Itri. L’area in questione, inoltre, si trova a 9 chilometri dal centro urbano e nella località denominata Sant’Angelo, un’area agricola coltivata. Le proteste dell’opposizione, quindi, non sono supportate dai fatti, la realtà è che i consiglieri di minoranza hanno perso un’occasione per confrontarsi e dialogare con la maggioranza, un confronto che avrebbe senza dubbio portato un valore aggiunto ad un progetto così importante per l’intero comune».

Gaetano

sabato 5 gennaio 2008

Itri,poche le aree di sosta in centro arriva un nuovo piano parcheggi

di S.Gio.

Un nuovo piano per i parcheggi a Itri. Dopo i disagi che si stanno verificando nel periodo delle festività natalizie per l’insufficienza di aree di sosta nel centro cittadino, l’amministrazione comunale ha deciso di correre ai ripari apportando durante il mese di gennaio una serie di modifiche sia al centro che in periferia.
Una delle prime decisioni riguarderà i servizi di trasporto pubblico, con il trasferimento dell’area di sosta dei pullman del Cotral dalla tradizionale area di piazza Incoronazione nella più decentrata piazza Padre Pio, adiacente all’Appia. Non dovrebbero, invece, cambiare l’area di sosta i pochi pullman che effettuano il percorso Itri-Campodimele. E sempre nelle prossime settimane piazza Incoronazione dovrebbe esserre convertita in area pedonale. Con questi provvedimenti l’amministrazione presieduta da Giovanni Agresti dovrebbe favorire un decongestionamento del traffico cittadino, che si è particolarmente appesantito durante il periodo natalizio e che ultimamente ha investito anche l’area della stazione ferroviaria.
Una situazione, quella dell’appesantimento della circolazione, che in parte è anche determinata dalla conformazione urbanistica del quartiere medievale itrano, tutto concentrato attorno al castello e con molti vicoli e stradine esclusivamente pedonabili. Ora si spera, con la modifica delle aree di sosta, di poter alleggerire la situazione del traffico e garantire maggiore vivibilità al centro cittadino.

Gaetano

il cannocchiale

mercoledì 2 gennaio 2008

GUINEA, IL GRIDO DELL'AFRICA: AIUTATECI!

Il 28 luglio 1999 Yaguine Koïta, 15 anni, e Fodé Tounkara, 14 anni, hanno viaggiato da Conakry, la capitale della Guinea, a Bruxelles, nascosti nel vano del carrello di atterraggio di un Airbus A 330-300 della compagnia belga Sabena. Vestiti con diverse paia di pantaloni infilati l'uno sull'altro, maglioni, giacche e cappelli, ma con dei semplici sandali ai piedi, sono scivolati sotto l'ala, nel piccolo vano delle ruote. Il viaggio si è concluso tragicamente: Yaguine e Fodé sono morti. Di freddo, sicuramente: all'altitudine di crociera di un aereo, la temperatura oscilla tra i -50 e i -55 gradi. O forse di anossia, e cioè a causa del calo di ossigeno distribuito dal sangue nei tessuti, provocato dall'assenza di pressurizzazione in questa parte dell'apparecchio. I corpi sono stati ritrovati all'aeroporto di Bruxelles solo qualche giorno dopo. Oggi di loro resta solo una lettera, custodita nella tasca di uno dei due ragazzi, indirizzata alle "loro eccellenze i signori membri e responsabili dell'Europa".

Questo è il testo della lettera scritta da Yaguine e Fodé.

Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell'Europa. Abbiamo l'onorevole piacere e la grande fiducia di scrivervi questa lettera per parlarvi dello scopo del nostro viaggio e della sofferenza di noi bambini e giovani dell'Africa. Ma prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti, adorabili e rispettosi. A tale fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in Africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso: ve ne supplichiamo per l'amore del vostro bel continente, per il vostro sentimento verso i vostri popoli, le vostre famiglie e soprattutto per l'amore per i vostri figli che voi amate come la vita. Inoltre per l'amore e la timidezza del nostro creatore "Dio" onnipotente che vi ha dato tutte le buone esperienze, la ricchezza e il potere per costruire e organizzare bene il vostro continente e farlo diventare il più bello e ammirevole tra gli altri. Signori membri e responsabili dell'Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti. Al livello dei problemi, abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo, eccetera. Quanto ai diritti dei bambini, in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole ma una grande mancanza di istruzione e d'insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento, ma ci vogliono molti soldi, e i nostri genitori sono poveri, in media ci danno da mangiare. E poi non abbiamo scuole di sport come il calcio, il basket, il tennis, eccetera. Dunque in questo caso noi africani, e soprattutto noi bambini e giovani africani, vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l'Africa perché progredisca. Dunque se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa. Ciò nonostante noi vogliamo studiare, e noi vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi in Africa. Infine: vi supplichiamo di scusarci moltissimo di avere osato scrivervi questa lettera in quanto voi siete degli adulti a cui noi dobbiamo molto rispetto. E non dimenticate che è con voi che noi dobbiamo lamentare la debolezza della nostra forza in Africa. Scritto da due bambini guineani. Yaguine Koïta e Fodé Tounkara.

domenica 30 dicembre 2007

Luci spente a mezzanotte del 31 dicembre

di Stefano Corradino e Giorgio Santelli

Milleequarantre. Non facciamo in tempo a predisporre un comunicato che già dobbiamo aggiornare il tragico bollettino. Sono le cifre dei morti sul lavoro che Articolo 21 ha registrato nel 2007. Donne e uomini, italiani e stranieri che non festeggeranno più nessun nuovo anno, che non cresceranno, che non vedranno crescere i loro figli, che non vivranno una vita di coppia, che non arriveranno alla pensione, che non produrranno reddito per sé e per la società. Per questo l'associazione raccogliendo l'appello lanciato da Italo Carones, sindaco di Oriolo Romano (VT) ha lanciato una campagna simbolica: allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre vengano spente le luci delle città italiane per ricordare i morti sul lavoro. Un'iniziativa dal valore simbolico, e per questo abbiamo chiesto principalmente a piccole realtà di aderire alla nostra iniziativa, città simbolo del lavoro e che sono state malauguratamente testimoni degli infortuni nei cantieri”.

Numerose le località che hanno aderito, a partire da Oriolo Romano. “L’idea – afferma il sindaco Italo Carones - è nata dalla voglia di esprimere, con questo pur simbolico gesto, un momento di vicinanza alle famiglie delle vittime del lavoro e nello stesso tempo sollecitare un momento di riflessione e di condivisione del dolore tra i nostri concittadini nel momento più alto delle festività natalizie. E siamo contenti che l’associazione Articolo21, prendendo spunto da noi, abbia riproposto l’iniziativa per Capodanno, invitando tutti i comuni italiani a spegnere simbolicamente le luci”. Importanti le altre adesioni: Campello sul Clitunno (PG), "dove - ricorda il sindaco Paolo Pacifici - il 25 novembre 2006, 4 operai morirono a seguito di una tremenda esplosione presso un'impresa per la raffinazione d'olio". Casale Monferrato, comune piemontese con il più alto tasso di morti per eternit; Nuoro il cui sindaco, Mario Demuru Zidda ha ricordato il minuto di silenzio del consiglio comunale per ricordare la tragedia della Thyssenkrupp. Il Comune di Osini e Iglesias, Guspini, Carbonia, tre centri importantissimi nella storia del lavoro minerario della Sardegna. Anche Graziano Milia, presidente della Provincia di Cagliari, uno insediamenti industriali più significativi ha comunicato la sua concreta adesione. E ancora Gubbio, dove i giornalisti hanno sottoscritto una Carta sull'informazione in cui si poneva l'accento sul tema dell'informazione per la prevenzione. Gubbio a mezzanotte spegnerà "l'albero più grande del mondo" realizzato dai maestri alberaglioli, per ricordare le vittime sul lavoro. E poi Ovada (AL), città della pace e della non violenza, il Comune di Orvieto, il Comune di Terni che attraverso il sindaco Paolo Raffaelli ha comunicato che "sarà spenta l'illuminazione pubblica per sollecitare ogni utile azione tesa a fermare una strage che quest'anno ha fatto più di mille morti e che ha colpito anche la nostra realtà territoriale". Il Comune di Gela attraverso il sindaco Rosario Crocetta. Il Comune di Borgo Valsugana in Trentino; il sindaco, Laura Froner, ha annunciato che sarà spento per un minuto l'albero davanti alla piazza del Municipio. La Provincia di Roma: "d'intesa con il presidente e i colleghi della giunta - ha spiegato l'assessore alla Cultura Vincenzo Vita - aderisce all'iniziativa di Articolo21. Mentre si brinda all'anno nuovo vogliamo anche noi l'attenzione all'amara infelicità delle tragedie del lavoro, un dramma che non dobbiamo rimuovere. Per parte nostra spegneremo per un minuto le luci di Palazzo Valentini, per ricordare tra l'altro che anche la provincia di Roma è stata toccata dagli infortuni sul lavoro".

"La nostra associazione – afferma il portavoce Giuseppe Giulietti – è da tempo impegnata sul fronte della lotta senza quartiere contro quella strage quotidiana che ha preso l’assurdo nome di morti bianche. Articolo21, pertanto, non solo aderisce all’appello lanciato dal sindaco di Oriolo Romano ma ha invitato tutti i propri associati, tutte le associazioni e gli enti locali a individuare i modi e le forme più opportune per accogliere questo appello e per far sì che, a partire dall'iniziativa simbolica del 31 dicembre tutti i giorni dell’anno possano essere contrassegnati da iniziative tese a contrastare questo fenomeno e a creare una nuova consapevolezza in tutta l’opinione pubblica”. “Proprio in questi giorni – sottolinea Giulietti - stiamo celebrando la ricorrenza del 60° anniversario della nostra Costituzione, il cui primo articolo richiama proprio il valore del lavoro come principio portante dell’Italia repubblicana. Inoltre il 2008 è stato dichiarato l’anno dei diritti umani. Anche per queste ragioni vorremmo che il prossimo sia l’anno di una lotta senza quartiere per la sicurezza del lavoro e il rispetto dei diritti individuali e collettivi, augurandoci che il contatore dei morti di Articolo21 possa conoscere lunghi momenti di inattività, e una netta inversione di tendenza”.

ThyssenKrupp, «116 violazioni della sicurezza»

Il rapporto degli ispettori Asl. Indagato, l'ad ThyssenKrupp. I sindacati rifiutano l'anticipo della Cig e chiedono l'apertura di una trattativa a livello nazionale
Sara Farolfi

ThyssenKrupp non riaprirà lo stabilimento di Torino. Non tanto perchè, come ha detto ieri il direttore del personale ai sindacati, «non c'è lo stato d'animo dei lavoratori per riprendere il lavoro a Torino»: cosa ripetuta più volte dai diretti interessati, ma ignorata dalla multinazionale fin dal giorno successivo alla strage che, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre scorso, ha ucciso sei persone (il settimo lavoratore, Giuseppe Demasi, resta ricoverato in gravi condizioni).
Lo stabilimento torinese non riaprirà i battenti per il fatto che l'azienda, con ogni probabilità, sarà impossibilitata a farlo. E' infatti arrivati sul tavolo della Procura torinese l'indagine degli ispettori Asl, richiesta dalla stessa Procura per verificare, contestualmente all'eventualità del riavvio della produzione (richiesto dall'azienda), le condizioni di sicurezza nello stabilimento. Si tratta di 116 prescrizioni. 116 violazioni in materia di sicurezza (dagli impianti ai macchinari fino alla sicurezza antincendio), contestate all'amministratore delegato della multinazionale tedesca, Harald Espenhann, iscritto perciò nel registro degli indagati.
Eppure la multinazionale tedesca anche ieri ha provato a giocare le proprie carte. Lo ha fatto durante l'incontro con i sindacati territoriali e nazionali (Fim, Fiom e Uilm) e con le Rsu dello stabilimento presso l'Unione industriali di Torino. Ipotizzando la chiusura anticipata dello stabilimento e proponendo l'anticipo (al 10 dicembre) della cassa integrazione straordinaria che, secondo gli accordi di luglio (quelli in cui era stata ufficializzata la chiusura dello stabilimento torinese e il trasferimento della produzione a Terni), sarebbe dovuta partire a giugno prossimo. La proposta è stata respinta da sindacati e lavoratori che chiedono che la trattativa, e dunque anche un eventuale accordo, sia gestita (come era stato fatto a luglio sul futuro dello stabilimento) a livello nazionale. E con tutti gli elementi sul tavolo, prescrizioni Asl comprese: «Se la chiusura dello stabilimento fosse dovuta agli eventi e alle violazioni rilevate dagli ispettori dell'Asl - dice Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese - Perchè l'azienda dovrebbe scontarla con l'anticipo della cassa integrazione?». Perchè, in altre parole, per la chiusura dello stabilimento dovrebbero pagare i lavoratori?
A ThyssenKrupp ieri non è restato altro da fare che prendere atto dell'impossibilità di «scaricare la patata bollente a livello locale per arrivare a Roma con un accordo già fatto», sintetizza Ciro Argentino, delegato Fiom nello stabilimento torinese. Una nota del gruppo riferiva nel pomeriggio di ieri che «l'azienda si è fatta carico di garantire lo stipendio per i mesi di dicembre e gennaio (compresa la tredicesima) a tutti i lavoratori di Torino, in attesa del nuovo incontro a livello nazionale chiesto dai sindacati, previsto per l'inizio di gennaio».
«Tecnicamente - ha annunciato ieri il capo del personale Tk, in conclusione dell'incontro con i sindacati - la copertura delle assenze di dicembre avverrà attraverso il riconoscimento di ferie aggiuntive a quelle contrattuali, procedimento valido anche per coloro che non abbiano ferie residue». Un istituto, quello delle ferie aggiuntive, che non esiste - spiega Airaudo: «un escamotage», dovuto al fatto che dire "paghiamo noi", sarebbe inevitabilmente suonata come un'ammissione di responsabilità.
I sindacati chiedono anche che il negoziato con l'azienda affronti tutte le questioni aperte: non solo la cassa integrazione, ma anche la ricollocazione dei lavoratori, che oggi a Torino sono rimasti in circa 150. «Provati, sconfortati e preoccupati», questo lo stato d'animo che Ciro Argentino prova a raccontare. Oggi pomeriggio, una fiaccolata organizzata dai lavoratori percorrerà la strada che separa il monumento dei caduti sul lavoro dal Cto di Torino, «dove c'è Meis», Giuseppe Demasi, il lavoratore ricoverato in gravi condizioni. E anche per la veglia del 31 è stata organizzata una fiaccolata, che partirà dai cancelli dello stabilimento dove, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, sono morte sei persone.

venerdì 28 dicembre 2007

"Conosco i nomi dei miei assassini"

"Conosco i nomi dei miei assassini"

di BENAZIR BHUTTO


La settimana scorsa sono sopravvissuta a un tentato omicidio, ma 140 uomini e donne tra i miei sostenitori e della mia scorta non ce l'hanno fatta. L'attentato del 18 ottobre ha messo in evidenza la critica situazione con la quale siamo alle prese oggi in Pakistan, oggi che cerchiamo di fare campagna elettorale per elezioni libere, oneste e trasparenti sotto la minaccia del terrorismo. Quanto è accaduto dimostra la sfida logistica, strategica e morale che incombe su tutti noi. Come possiamo fare campagna elettorale presso la cittadinanza sotto la minaccia costante e concreta di essere assassinati? Con l'eventualità di un massacro di innocenti?

L'attentato nei miei confronti non è giunto inaspettato. Da informazioni attendibili ero stata avvisata di essere presa di mira da elementi che vogliono ostacolare il processo democratico. Più specificatamente ero stata informata che Baitul Masood, un afgano a capo delle forze Taliban nel nord del Waziristan, Hamza bin Laden, un arabo, e un militante della Moschea Rossa erano stati mandati in missione con il compito di uccidermi. Ho anche temuto che fossero strumenti nelle mani dei loro stessi simpatizzanti, infiltratisi nella sicurezza e nell'amministrazione del mio Paese, gli stessi che ora temono che il ritorno della democrazia possa far deviare i loro piani.

Abbiamo cercato di prendere tutte le precauzioni del caso. Abbiamo chiesto i permessi per importare un automezzo corazzato a prova di proiettile. Abbiamo chiesto di ottenere gli strumenti tecnologici con i quali individuare e disattivare gli ordigni esplosivi improvvisati spesso collocati sul ciglio della strada. Avevamo chiesto che mi fosse assicurato il livello di sicurezza al quale ho diritto nella mia qualità di ex primo ministro.

Adesso, dopo il massacro, appare quantomeno sospetto il fatto che i lampioni delle strade circostanti il luogo esatto dell'attentato - Shahra e Fisal - fossero stati spenti, così da consentire agli attentatori suicidi di avvicinarsi quanto più possibile al mio automezzo. Provo grandissimo sconcerto all'idea che le indagini sull'attentato siano state affidate al vice ispettore generale Manzoor Mughal, presente quando mio marito alcuni anni fa stava quasi per perdere la vita per le torture subite.

Naturalmente, conoscevo i rischi che avrei corso. Già due volte in passato ero stata presa di mira dagli assassini di al Qaeda, tra i quali il famigerato Ramzi Yousef. Conoscendo il modus operandi di questi terroristi, so che tornare a colpire il medesimo bersaglio è per loro prassi naturale (si pensi al World Trade Center), e che dunque sicuramente stavo correndo un pericolo maggiore.

Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica.

Il popolo pachistano - a qualsiasi partito esso appartenga - ha voglia, si aspetta di vedere e ascoltare i leader del proprio partito, e di essere parte integrante del discorso politico. I pachistani partecipano ai comizi e ai raduni politici, vogliono ascoltare direttamente e senza intermediari i loro leader parlare con megafoni e altoparlanti. In condizioni normali tutto ciò è impegnativo. Con una minaccia terroristica che incombe è straordinariamente difficile. Mio dovere è far sì che non sia impossibile.

Ci stiamo consultando con strateghi politici su questo problema. Vogliamo essere sensibili nei confronti della cultura politica della nostra nazione, offrire alla popolazione l'opportunità di prendere parte al processo democratico dopo otto lunghi anni di dittatura, ed educare cento milioni di elettori pachistani sulle problematiche all'ordine del giorno.

Non vogliamo, tuttavia, essere imprudenti. Non vogliamo mettere in pericolo senza motivo e senza necessità la nostra leadership e certamente non vogliamo rischiare un eventuale massacro dei miei sostenitori. Se non faremo campagna elettorale, saranno i terroristi ad aver vinto e la democrazia farà un ulteriore passo indietro. Se faremo campagna elettorale rischiamo di essere vittime di violenza. È un enorme problema insolubile.

Attualmente stiamo concentrandoci su tecniche per così dire ibride, che combinino il contatto individuale e di massa con l'elettorato con il rispetto di rigide misure di sicurezza. Laddove c'è chi ha il telefono, potremo provare a contattarlo con un messaggio preregistrato, che descriva le mie posizioni al riguardo di alcune questioni e inviti la cittadinanza a recarsi alle urne.

Nelle aree rurali stiamo prendendo in considerazione l'idea di trasmettere miei messaggi a intervalli regolari dagli impianti stereo installati nei centri dei villaggi. Invece di attraversare il Paese con i tradizionali mezzi di trasporto tipici della politica pachistana, stiamo prendendo in esame la possibilità di "caravan virtuali" o di "comizi virtuali", nel corso dei quali potrei rivolgermi a un pubblico numeroso di tutte le quattro province del Paese affrontando i temi più importanti della campagna.

Stiamo infine anche studiando la fattibilità di una nuova educazione dell'elettorato, di nuove tecniche che inducano a recarsi alle urne e che al contempo riducano al minimo la mia vulnerabilità e le occasioni per un attentato terroristico soprattutto nelle prossime cruciali settimane che ci separano dalle elezioni del nostro Parlamento.

Non dobbiamo permettere che la sacralità del processo politico sia sconfitta dai terroristi. In Pakistan occorre ripristinare la democrazia e l'equilibrio delle posizioni moderate, e il modo per farlo è tramite elezioni libere e oneste che instaurino un governo legittimo su mandato popolare, con leader scelti dal popolo. Le intimidazioni da parte di assassini codardi non dovranno far deragliare il cammino del Pakistan verso la democrazia.

copyrightbenazirbhutto2007
(traduzione di Anna Bissanti)


(28 dicembre 2007) da Repubblica.it

giovedì 27 dicembre 2007

Difensore civico, approvato il regolamento

La delibera è passata in Consiglio comunale con i soli voti della maggioranza

di M.Tos.(Latina Oggi)

IL CONSIGLIO comunale di Itri ha approvato il regolamento del difensore civico. Alla votazione, cui ha partecipato la sola maggioranza per le note polemiche relative alla lottizzazione di Punta Cetarola sollevate dall’opposizione, ha dato il via libera definitivo al lavoro della nuova figura istituzionale. Il difensore civico è stato istituito presso l’amministrazione comunale di Itri con una deliberazione del consiglio comunale del 5 dicembre 2006 e rappresenta uno dei principali istituti di partecipazione previsti dalla legge in favore dei cittadini. Il compito del difensore civico è, infatti, quello di controllare, garantire e tutelare la legalità, la imparzialità ed il buon funzionamento della pubblica amministrazione nei confronti proprio dei cittadini. Questa funzione di garanzia è diretta a preservare i loro diritti e interessi, nonchè la stabilità della pubblica amministrazione. Il difensore civico interviene nei casi in cui nello svolgimento dell'attività amministrativa si profilino ritardi, irregolarità, negligenze, disfunzioni, carenze, omissioni, abusi o illegittimità.

domenica 23 dicembre 2007

Dura lettera dell'opposizione sulla lottizazione di Montepiano-Punta Cetarola

Pubblichiamo la lettera che, dopo aver abbandonato l'aula nel Consiglio del 18/12, i consiglieri comunali di opposizione della lista "Itri sei tu" hanno inviato a diverse autorità competenti.

P.S. nel frattempo il Consiglio comunale, in seconda convocazione 20/12, ha proceduto all'unanimità dei presenti (l'opposizione non ha preso parte ai lavori) alla prima approvazione del progetto di lottizazione in zona Montepiano-Punta Cetarola.
Giovanni

Al Ministro dell’Ambiente On. Pecoraro Scanio
Al Presidente della Regione Lazio On.Piero Marrazzo
Al Prefetto di Latina
All’Assessore Regionale All’Ambiente On. Filiberto Baratti
All’Assessore Regionale all’Urbanistica On. Massimo Pompili
Al Consigliere Regionale On. Domenico Di Resta
Al Consigliere Regionale On. Claudio Moscardelli

I sottoscritti consiglieri di minoranza del Comune di Itri (Lt) della lista di centro sinistra “Itri sei tu” denunciano il gravissimo comportamento che la maggioranza guidata dal Sindaco Giovanni Agresti sta attuando.

A tal proposito rappresentano quanto segue:

1. nonostante la nostra ferma contrarietà è stato convocato per oggi 18 dicembre alle ore 18 un consiglio comunale con all’ordine del giorno, al punto 6, l’adozione del piano di lottizzazione convenzionato presentato dalla società “Cetarola s.r.l.”. Si tratta di un in un intervento turistico-ricettivo di circa 80.000,00 metri cubi in località Cetarola, distante circa 15 chilometri dal centro urbano, su un’area di grande pregio ambientale e naturalistico, una delle poche aree rimasta indenne dalla devastazione edilizia del nostro territorio.

  1. L’aver inserito all’ordine del giorno del consiglio comunale l’adozione del piano di lottizzazione è gravemente illegittimo per violazione di legge ed in particolare del vigente statuto comunale, norma di diritto pubblico vincolante per il nostro consiglio comunale. Infatti l’articolo 62 dello statuto recita testualmente: “l’adozione di strumenti urbanistici è preceduta da istruttoria pubblica”, istruttoria disciplinata dallo stesso statuto. Orbene, per inequivocabile previsione normativa, per giurisprudenza costante e consolidata nonché per dottrina, il piano di lottizzazione è qualificato a tutti gli effetti quale strumento urbanistico attuativo, equiordinato e dello stesso valore giuridico del piano particolareggiato. Non vi è alcun dubbio, pertanto, che siamo di fronte ad uno strumento urbanistico attuativo la cui adozione presuppone obblogatoriamente, per espressa disposizione statutaria, lo svolgimento dell’istruttoria pubblica. Aver inserito all’ordine del giorno del consiglio l’adozione del piano di lottizzazione in questione rappresenta una palese violazione dello statuto comunale e rende illegittimo tutto il procedimento amministrativo.
  1. L’ acclarata illegittimità procedimentale è ulteriormente aggravata dal vero e proprio colpo di mano che la maggioranza ha finora attuato e testardamente, nonostante i nostri inviti e le nostre diffide, continua ad attuare. Infatti si cerca di approvare, senza alcuna discussione preventiva, un intervento turistico-ricettivo di circa 80.000,00 metri cubi in località Cetarola, su un’area di grande pregio ambientale e naturalistico, una delle poche aree rimasta indenne dalla devastazione edilizia del nostro territorio, distante circa 15 chilometri dal centro urbano. Una decisione del tutto irragionevole anche in considerazione del fatto che è oramai prossima l’adozione di un nuovo piano regolatore generale che deve affrontare tra l’altro il gravissimo fenomeno della trasformazione di intere zone agricole in zone turistiche di fatto dove si sono realizzati, con uno scempio unico del territorio, volumetrie di gran lunga superiori al milione di metri cubi. E’ grave che ad un argomento di tale importanza e rilevanza si sia dedicata solo ed esclusivamente una fugace commissione urbanistica nella mattinata di ieri 17 dicembre. Ed è ancora più grave è il fatto che i consiglieri comunali non hanno avuto il tempo di studiare ed esaminare l’imponente documentazione e che alcuni documenti importantissimi quali la bozza di convenzione non esistevano agli atti e sono stati consegnati soltanto alle ore 12 sempre di ieri 17 dicembre.
  1. di fronte a tutto questo, abbiamo ripetutamente richiesto, sia in sede di commissione consiliare che in apertura del consiglio comunale di questa sera, di ritirare o rinviare a data da destinarsi il punto all’ordine del giorno. Il tutto anche in considerazione del fatto che dalla Regione Lazio non è ancora pervenuta l’importantissima Valutazione di Impatto Ambientale, all’esame dei competenti uffici regionali dell’assessorato all’ambiente. E’ stato tutto inutile e per protesta abbiamo deciso di non partecipare alle riunioni del consiglio comunale fino a quando non verranno ripristinate regole elementari di correttezza giuridica e democratica.

Alla luce di quanto brevemente esposto chiediamo cortesemente un incontro urgente al Presidente della Regione Lazio ed al Prefetto di Latina per rappresentare più nel dettaglio la grave situazione in atto nel Comune di Itri affinché si possa ripristinare una legalità troppe volte violata.

Itri, 18 dicembre 2007 ore 21,00

Italo La Rocca – Capo gruppo consiliare
Giovanni Ialongo – Consigliere comunale
Luca Iudicone- Consigliere comunale
Igor Ruggieri – Consigliere comunale
Piero Ruggieri – Consigliere comunale

giovedì 20 dicembre 2007

Il Consiglio Comunale di Martedì 18 dicembre 2007

Cari ragazzi,

come ben sapete,martedi 18 dicembre 2007 si è svolto nell'aula consiliare del Comune di Itri il consiglio Comunale.Innanzittutto la seduta, prevista per le ore 18 è iniziata con 10-15 minuti di ritardo anchè perchè si vociferava nei "corridoi" che forse quella sera non si sarebbe fatto niente, un segnale preciso di quanto la tensione tra la maggioranza e l'opposizione fosse alta.Dopo che il Presidente del Consiglio Elena Palazzo aveva riunito tutti i consiglieri per dare inizio alla seduta,il capogruppo di minoranza Italo La Rocca ,con estremo garbo, ha proposto una pregiudiziale preventiva, all'inizio del Consiglio, affinchè venisse rinviato il punto all'ordine del giorno numero 6 che prevedeva una discussione sul piano di lottizzazione convenzionata ad iniziativa privata da parte della società Punta Cetarola srl per la costruzione di un mega parco turistico di circa 60000 metri cubi in zona Montepiano.La pregiudizale denunciava l'illegittimità procedimentale, basandosi su violazioni di articoli dello Statuto e la mancanza di correttezza amministrativa sul punto in questione, inoltre,riferiva Italo La Rocca, dell'impossibilità temporale dei consiglieri comunali di esaminare la bozza di convenzione(documento fondamentale) poichè essa era stata consegnata solamente il giorno prima.Pertanto il capogruppo si apprestava a richiedere la tempestiva votazione preliminare al Consiglio,il cui risultato avrebbe vincolato i consiglieri della Lista "Itri sei tu" ad abbandonare l' aula.Dopo l'annuncio di questa pregiudiziale hanno fatto seguito alcuni commenti da parte dei consiglieri di maggioranza,tra cui anche il Sindaco, che parlato di "posti di lavoro" ,di un "turismo diverso" ed ha accusato Italo La Rocca di utilizzare frasi ad effetto su una cosa che tutti i cittadini sapevano. Inoltre Elena Palazzo e Paolo Stamegna hanno negato la validità della tesi esposta dalla minoranza rifiutando le accuse mosse dal Cons.La Rocca e giustificandone le motivazioni.Nonostante gli inviti del Cons. Raffaele Mancini all'opposizione di rimanere in aula il Capogruppo di minoranza richiedeva fermamente il voto sulla pregiudiziale che è stata respinta per 11 voti a 5.A quel punto la minoranza si è alzata per abbandonare la seduta e non partecipare più a nessun consiglio comunale fino a quando nn sarebbero state accolte le proprie richieste.Forse qualche consigliere non si aspettava che l'opposizione se ne sarebbe andata e successivamente il Sindaco ha sospeso la seduta per decidere cosa fare.La seduta riprendeva con la maggioranza che aveva deciso di proseguire a discutere sui punti all'ordine del giorno.
Si è discusso dell'antenna sul Castello medioevale con interventi di De Santis che accusava l'associazione Pro Sant'Angelo di aver fatto firmare un falso,il cons. Stamegna che esplicava la sua idea sulla questione e poi il cons. Arch. Andrea Di Biase che informava il consiglio anche in qualità di tecnico e competente in materia sull'infondatezza delle richieste di non immettere quell'antenna sul Castello.Concludeva poi il Sindaco affermando che si sarebbero adeguati al parere della Sovraintendenza ai beni Culturali.Si approvava all'unanimità dei presenti la proposta di mettere l'antenna sul Castello.Si passava quindi al punto all'ordine del giorno sulla raccolta differenziata con l'assessore Claudio Cardogna che riferiva lo stato attuale sulla raccolta differenziata con una lunga e molto dettagliata relazione.Successivamente l'assessore Andrea di Biase lasciava la seduta,seguito da Paolo Stamegna e De Santis.A quel punto Elena Palazzo, insieme al segretario comunale verificavano la presenza del numero legale che mancava e rinviava la seduta con i restanti punti all'ordine del giorno ad oggi,Giovedi 20 dicembre alle ore 18.00

Gaetano

CHI C’E’ DIETRO ?????????????

CHI C’E’ DIETRO ?????????????

PUBBLICO UN DOCUMENTO DELL'ASSOCIAZIONE ANTONINO CAPONNETTO,CHE AMIO AVVISO ANDREBBE RIFERITA IN CONSIGLIO COMUNALE.RAGAZZI NON SI PUO' STARE FERMI,DOBBIAMO MUOVERCI PERCHE' I PROBLEMI GRANDI POTEVANO ESSERE RISOLTI QUANDO ERANO PICCOLI E DA NOI STANNO DIVENTANDO ANNO DOPO ANNO SEMPRE PIU' GRANDI.

ECCOLA:

Uno scempio .Una devastazione di uno dei territori più incontaminati della provincia di Latina.

Da Itri a Sperlonga è un fiorire di case,casupole,ville,piscine e quant’altro.Si costruisce persino su siti archeologici.

In una zona delle meno controllate della provincia sorgono scheletri di ville dappertutto,si sbancano montagne e colline,senza che qualcuno vada a controllare,a vedere chi ha rilasciato – se sono state rilasciate –le relative concessioni e le autorizzazioni.

Ma chi sono questi miliardari ? Da dove vengono ? Qualcuno parla di gente “sospetta”:casertani e napoletani.Tempo fa ci è arrivata una segnalazione anonima nella quale si parlava di persone appartenenti al clan di Lauro .Ovviamente queste si servivano di ………prestanome,di ….insospettabili,di professionisti ( come al solito ).Girammo la segnalazione e ci fu risposto che si trattava di persone e società………….del nord (sic),come se questo bastasse a tranquillizzarci. Senza sapere che anche la società che fu individuata dalla Procura e dalla Squadra Mobile di Palermo nel porto di Gaeta – che faceva capo al figlio di Toto Riina –era………….una società del nord !

Ora leggiamo della grande lottizzazione che sta partendo a Punta Cetarola,oltre 60.000 metri cubi di cemento,la “più grande dell’Italia centrale “,come l’ha definita il Sindaco di Itri,in una zona dove qualche tempo fa fu preso anche un latitante della camorra.

Ai Carabinieri,alla Polizia di Stato,alla Guardia di Finanza,alla DIA chiediamo di vedere “chi “ c’è dietro, perché,dopo quanto detto dal S:Procuratore della DDA di Napoli dr:Ardituro a proposito della provincia di Latina considerata ormai dai clan parte integrante della provincia di Caserta,non siamo affatto tranquilli.
Attendiamo assicurazioni al riguardo.

LA SEGRETERIA DELL’ASSOCIAZIONE “A.CAPONNETTO”

GAETANO


mercoledì 19 dicembre 2007

RITRATTO DI...
GANDHI



Mohandas Karamshand Ghandi nacque nel 1869 in una piccola città dell'India occidentale da una famiglia della borghesia legata all'amministrazione britannica ma molto attaccata alle tradizioni. Ebbe un'educazione induista e ne assimilò uno dei suoi pilastri, la legge dell'ahimsa, "il non-far-del-male".
Studiò nelle scuole inglesi e si laureò in legge a Londra, dove si interessò vivamente al cristianesimo e alla filosofia greca.
Dopo la guerra si trasferì in Sudafrica e vi svolse l'attività di avvocato difensore della comunità indiana, formata da 150000 persone. Lì ebbe modo di constatare la condizione di brutalità e sfruttamento in cui la minoranza bianca teneva sia i bianchi che i neri. Proprio in quegli anni elaborò la sua singolare dottrina della "non-violenza attiva" o "non cooperazione" di cui fece poi il metodo della sua lotta anticolonialista.
Contemporaneamente abbandonò ogni abitudine occidentale e adottò l'ascetismo indiano: si vestì con il bianco lenzuolo di lino degli indù più poveri, si dedicò unicamente al lavoro manuale, la filatura e la tessitura, per non dover dipendere dal denaro ottenuto con umiliazioni e compromessi, e assunse il cibo appena necessario per vivere; sebbene sposato con una donna che amava profondamente, praticò la castità.
Questo stile di vita lo circondò di un'aurea di santità già mentre era in Sudafrica (dove tra l'altro i bianchi lo tennero a lungo in prigione) e gli valse presso i suoi seguaci l'appellativo di Mahatma.
Durante la Prima guerra mondiale si sentì pronto per affrontare i problemi dell'India e tornò in patria.
Lì riprese la sua lotta all'imperialismo, insegnando non già la "resistenza passiva", ma una "resistenza attiva non violenta" basata su quattro principi:
- violare la legge quando essa era ingiusta;
- subire pazientemente le conseguenze dell'infrazione;
- rifiutare di cooperare con lo stato colonialista;
- praticare il digiuno totale rischiando anche la morte se l'obiettivo da raggiungere richiedeva questo sacrificio estremo.
La "resistenza attiva non violenta" si manifestò in centinaia di azioni volte a boicottare l'economia britannica, come accadde quando una decina di migliaia dei suoi seguaci si sdraiò sui binari per impedire ai treni di partire.
In altri casi promosse azioni volte a distruggere l'immagine liberale dell'Inghilterra, come quando schiere di indù si presentarono per giorni a gruppi di quattro davanti a un locale vietato agli Indiani e, dopo avere chiesto di entrare, si lasciarono bastonare senza un lamento.
Uno dei momenti più alti e spettacolari della "resistenza attiva" fu nel 1930 la "marcia del sale" indetta per protestare contro la tassa che vi avevano imposto gli Inglesi. Gandhi percorse 140 chilometri a piedi, seguito da una folla che si faceva via via più sterminata, e si recò fino alla riva del mare per raccogliere il sale che la natura regalava agli Indiani e sul quale la corona britannica, mai sazia nella sua avidità di sfruttamento, voleva speculare.
Molti Indiani morirono durante la "resistenza attiva", specialmente quando gli ufficiali britannici perdevano la testa e sparavano sulla gente disarmata lasciando centinaia di morti sul terreno.
Ma i giornali di tutto il mondo fecero di Gandhi un eroe e l'India, seguendolo, visse un indimenticabile momento di gloria.

martedì 18 dicembre 2007

US ARMY, PIU' SUICIDI CHE CADUTI IN IRAQ
(Seimila reduci si sono tolti la vita soltanto nel 2005)

Sara Berutto -New York-
Per molti soldati americani che hanno combattuto in Iraq e in Afghanistan la guerra più sanguinosa comincia con il ritorno a casa: il numero dei suicidi tra i veterani supera quello dei militari uccisi dall’inizio del conflitto. I dati, raccolti in un’inchiesta durata cinque mesi dal network Cbs, sono impietosi: soltanto nel 2005 sono stati 6256 gli ex soldati che hanno deciso di togliersi la vita una volta tornati dalle loro famiglie. Una media di 17 suicidi al giorno, più del doppio del resto della popolazione statunitense.Il tasso di suicidi negli Stati Uniti è di 8,9 casi su 100 mila persone, ma tra i veterani la cifra sale a 18,7. I numeri si fanno ancora più preoccupanti se messi a confronto con quelli dei soldati caduti in combattimento in Iraq dal 2003. Per il sito internet iCasualties, fondato dall’ingegnere elettronico Michael White per monitorare le vittime del conflitto in Iraq, sono 3863 i soldati americani uccisi in servizio dal 2003 a oggi, una media di 2,4 al giorno.I militari più a rischio sono i reduci giovani, che hanno tra i 20 e i 24 anni: 22,9 su 100 mila decidono di togliersi la vita, un numero quattro volte superiore ai coetanei che non hanno prestato servizio militare in zone di guerra. Come il riservista della Marina Jeff Lucey, 23 anni, che ha deciso di farla finita usando la pompa per innaffiare il giardino per impiccarsi nella cantina dei suoi genitori. O come Tim Bowman, riservista, spedito in missione in una delle zone più pericolose di tutta Baghdad, conosciuta come «Airport Road». Otto mesi dopo il suo ritorno a casa, il Giorno del Ringraziamento, si è sparato. Anche Tim aveva 23 anni. «Quando è tornato i suoi occhi erano semplicemente morti. La luce non c’era più», ha detto alla tv Cbs la madre del ragazzo, Kim Bowman. Derek Enderson, invece, era già tornato dall’Iraq due volte, ma la terza è stata fatale: si è gettato da un ponte a 27 anni.«Siamo di fronte a una crisi gravissima - ha dichiarato Kevin Lucey, padre di Jeff Lucey - e troppe persone hanno deciso di voltare la testa e guardare da un’altra parte». Lucey si riferisce alle autorità militari e federali che, secondo i parenti delle vittime, non stanno facendo abbastanza per arginare il problema. Tanto che, sebbene molti studi siano stati condotti in merito a questa tendenza, non esiste un rapporto ufficiale che stabilisca il numero totale dei casi di suicidio tra i veterani. Anche per questo motivo la tv Cbs ha dovuto lavorare oltre cinque mesi per raccogliere i dati e le testimonianze. Daniel Akaka, presidente della commissione Veterani del Senato, ha definito la situazione descritta nell’inchiesta «inaccettabile»: «Sono particolarmente preoccupato per il fatto che così tanti giovani soldati decidano di togliersi la vita. Per troppi reduci tornare a casa non significa finire di combattere. Non c’è alcun dubbio che qualche provvedimento vada preso». Negli Stati Uniti gli ex soldati sono oltre 25 milioni, 1,6 dei quali ha servito in Iraq o in Afghanistan. Secondo il «National Center for Post Traumatic Stress Disorder» lo stress e i traumi a cui i soldati sono sottoposti al fronte non fanno che aumentare il rischio emarginazione sociale e suicidio, così come l’abuso di droghe o farmaci e le difficoltà relazionali ed economiche che spesso affliggono chi ritorna in patria.L’alto tasso di suicidi non è l’unico problema a preoccupare il Dipartimento dei Veterani. Uno studio pubblicato la scorsa settimana ha rivelato che un senzatetto su quattro in America ha prestato servizio nell’esercito, nonostante gli ex militari rappresentino solo l’11 per cento della popolazione totale. E questi non sono gli unici scandali che hanno coinvolto i veterani: le rivelazioni dei giornali sul «Walter Reed Army Medical Centre», ospedale militare di Washington dalle strutture fatiscenti, ha danneggiato l’immagine dell’esercito anche perché alcuni chirurghi dell’esercito, tra cui il generale Kevin Kiley, sono stati congedati per i cattivi servizi prestati ai reduci di Iraq e Afghanistan. Nel complesso quanto la Cbs descrive assomiglia allo scenario del post-Vietnam, anche se allora il numero dei reduci era assai maggiore.
Da www.lastampa.it (16/12/2007)