lunedì 17 dicembre 2007

INFORMARSI SULLA GUERRA, LAVORARE PER LA PACE


Epoca antica
Guerra di Troia-1200 a.C.
Guerre persiane 499 a.C.-478 a.C.
Guerre siciliane 480 a.C.-307 a.C.
Prima guerra siciliana 480 a.C.
Seconda guerra siciliana 410 a.C.-340 a.C.
Terza guerra siciliana 315 a.C.-307 a.C.
Guerra del Peloponneso 431 a.C.-404 a.C.
Guerra corintica 395 a.C.-387 a.C.
Guerre sannite (tra Roma ed i Sanniti) 343 a.C.-290 a.C.
Prima guerra sannita 343 a.C.-341 a.C.
Seconda guerra sannita 327 a.C.-304 a.C.
Terza guerra sannita 298 a.C.-290 a.C.
Guerre di
Alessandro Magno 334 a.C.-323 a.C.
Guerre dei Diadochi 323 a.C.-280 a.C.
Guerre puniche (tra Roma e Cartagine) 264 a.C.-146 a.C.
Prima guerra punica 264 a.C.-241 a.C.
Seconda guerra punica 218 a.C.-201 a.C.
Terza guerra punica 149 a.C.-146 a.C.
Guerre macedoni 215 a.C.-168 a.C.
Prima guerra macedone 215 a.C.-205 a.C.
Seconda guerra macedone 200 a.C.-196 a.C.
Terza guerra macedone 171 a.C.-168 a.C.
Guerre servili romane
Prima guerra servile 136 a.C.-132 a.C.
Seconda guerra servile 104 a.C.-100 a.C.
Terza guerra servile o rivolta spartachista (iniziata da Spartaco) 73 a.C.-71 a.C.
Guerra giugurtina 122 a.C.-105 a.C.
Guerra sociale 91 a.C.-88 a.C.
Guerra civile romana (iniziata da Silla) 82 a.C.-81 a.C.
Guerra gallica (di Giulio Cesare) 58 a.C.-51 a.C.
Guerra civile romana (iniziata da Cesare) 49 a.C.-45 a.C.
Guerra civile romana 43 a.C.-31 a.C.
Invasione romana della Britannia 43
Prima guerra giudaico-romana 66-70
Seconda guerra giudaico-romana 115-117
Terza guerra giudaico-romana 132-135
Guerra dei tre regni in Cina 220-265
Guerra degli otto principi in Cina 291-306
Guerre vandaliche 533-534
Guerra gotica 535-553

Età medioevale
Guerra dei cent'anni 1337-1453
Guerra delle due rose 1455-1485

Età moderna
Guerre di religione 1562-1598
Guerra Anglo-Spagnola 1585-1604
Guerra dei trent'anni 1618-1648
Prima guerra anglo-olandese 1652-1654
Seconda guerra anglo-olandese 1665-1667
Guerra di devoluzione 1667-1668
Guerra d'Olanda 1672-1678
Terza guerra anglo-olandese 1672-1674
Guerra della Lega di Augusta 1688-1697
Grande guerra del nord 1700-1721
Guerra di successione spagnola 1701-1714
Guerra di successione polacca 1733-1739
Guerra di successione austriaca 1741-1748
Guerra dei sette anni 1756-1763
Guerre napoleoniche 1796-1815

Età contemporanea
Guerre di indipendenza italiane 1848-1866
Prima guerra di indipendenza italiana 1848
Seconda guerra di indipendenza italiana 1859-1861
Terza guerra di indipendenza italiana 1866
Guerra di Crimea 1853-1856
Guerra di secessione americana 1861-1865
Guerra franco-prussiana 1870-1871
Prima guerra boera 1880-1881
Campagna d'Africa Orientale 1895-1896
Guerra ispano-americana 1898
Seconda guerra boera 1889-1902
Guerra russo-giapponese 1904-1905
Guerra italo-turca 1911-1912
Prima guerra dei Balcani 1912
Seconda guerra dei Balcani 1913
Prima guerra mondiale 1914 - 1918
Guerra russo-polacca 1919 - 1921
Guerra d'Etiopia 1935-1936
Seconda guerra mondiale 1 settembre 1939 - agosto 1945
Guerra di Corea 1950-1953
Guerra d'Indocina 1946-1954
Prima guerra arabo-israeliana 1948
Guerra d'Algeria 1954-1962
Guerra del Canale di Suez 1956
Guerra del Vietnam 1964-1975
Guerra dei sei giorni 1967
Guerra del calcio 1969
Guerra del Kippur 1973-1974
Guerra civile cambogiana 1970 -1975
Invasione sovietica dell'Afghanistan 1979-1989
Guerra Iran-Iraq 1980-1988
Guerra delle Falkland 1982
Intervento americano a Grenada 1983
Guerra di Panama 1989
Prima guerra del Golfo 1990-1991
Guerre jugoslave 1991-1995
Guerra Georgia-Abcasia 1992-1993
Guerra in Cecenia 1994-2004
Guerra del Kosovo 1999
Invasione statunitense dell'Afghanistan 2001-
Seconda guerra del Golfo 20 marzo 2003-
Conflitto israelo-libanese 2006


Non so chi avrà la pazienza e l'interesse di leggere questo lungo elenco di stupide guerre, ma la verità è che la guerra oggi è considerata quasi una cosa normale, ordinaria. C'è addirittura chi ha il coraggio di dire che una guerra è giusta.

Ma cos'è una guerra? Una guerra è un evento socio-politico di vaste dimensioni che consiste nel confronto armato fra due o più soggetti collettivi significativi.
Per quanto riguarda le origini della parola guerra vi sono due ipotesi:
a) Deriva dal franco werra ed entra a far parte della lingua italiana tramite il latino medievale guerra, dal V-VI secolo.
b) Deriva dall’antico tedesco werra verbo che significava avviluppare (guerra = mischia).La parola faceva riferimento al prevalere del modo disordinato dei germani su quello ordinato dei romani.
Per quanto concerne gli aggettivi riferiti a guerra:
c) Dal latino bellum (da duellum = combattimento a due) deriva il suffisso italiano di aggettivi quali: bellico, bellicoso, belligerante. Dal greco polemos ( forse da una radice indeuropea pol =polvere) deriva invece il suffisso di termini quali:polemica, polemico, polemizzare.
Nonostante la storia dell'uomo sia millenaria, l'umanità non sembra aver attraversato nessun periodo prolungato senza guerre.
La guerra, con i suoi orrori e le sue crudeltà, sembra appartenere al patrimonio genetico della specie umana. E' l'Iliade, un poema epico della guerra tra Greci e Troiani, il primo grande libro della civiltà occidentale.
Tutt'oggi, pur avendo ormai superato la boa del terzo millennio, la guerra divampa in varie parti del globo, guerre fra nazioni, ma anche guerre civili, interne ai singoli stati.
Eppure l'aspirazione alla pace fa ugualmente parte dei sogni dell'uomo, tanto che il massimo filosofo della modernità, Immanuel Kant, dedicò allo studio delle condizioni che avrebbero condotto alla pace perpetua un volumetto importante.
Perché allora l'uomo vuole il bene e fa il male? Perché la storia umana è un succedersi ininterrotto di atrocità, un "immenso mattatoio", secondo la definizione datane da Hegel nella sua Filosofia della storia? Perché la guerra?
Freud rispose a quest'ultima domanda affermando che nell'uomo c'è un'ineliminabile spinta aggressiva e distruttiva, che solo l'incessante processo di civilizzazione può tentare di tenere a bada.
Ma la guerra, questo "duello su vasta scala per costringere l'avversario a piegarsi alla propria volontà", come la definì Von Clausewitz, riconosce a mio avviso, ragioni supplementari, di carattere economico e ideologico.
Gli uomini entrano costantemente in conflitto, a causa di interessi e di visioni del mondo contrapposte e, almeno in apparenza, inconciliabili.
E, ritornando nell'ambito della psicologia, possono affacciarsi alla ribalta della Storia, favoriti da un preciso contesto economico e culturale, leader animati da una volontà di potenza distruttiva, dalla personalità gravemente disturbata, capaci di convincere le masse della giustezza dei loro propositi.Sfogliando qualsiasi libro di storia se ne incontrano tanti, Hitler, Stalin, Gengis Kahn, Caligola, Nerone, Tamerlano...
Persino persone colte e capaci di affetto autentico nei confronti dei propri familiari e della cerchia degli amici riescono a macchiarsi di crimini infami nei confronti dell'umanità. È il caso, per esempio, di molti gerarchi nazisti, affabili nella quotidianità, che leggevano buoni libri e ascoltavano buona musica, capaci poi di pianificare freddamente lo sterminio di esseri umani innocenti.
I pacifisti sostengono che la guerra è diventata ormai nella coscienza evoluta, uno strumento obsoleto nella risoluzione dei conflitti. E hanno sostanzialmente ragione.Purtroppo non riescono a dirci cosa dobbiamo fare, in concreto, se imperi o nazioni sono pronti ad annientarci senza pietà.
La speranza di tutti va riposta nella costruzione di una Società delle Nazioni, giudice super partes, che abbia l'autorevolezza e la forza di dirimere le contese in nome di leggi e di regole chiare, stipulate in precedenza. Qualcosa che assomigli all'Onu di oggi, ma riveduta e corretta, più giusta ed efficiente.
LA PACE E NON LA GUERA E' CIO' DI CUI NOI E LE GENERAZIONI FUTURE ABBIAMO BISOGNO.

sabato 8 dicembre 2007

Ogni giorno muoiono 13mila bambini

L'Ong "Save the Children" chiede un immediato intervento dei leader riuniti a Lisbona

L'Ong umanitaria 'Save the Children' ha chiesto un immediato intervento dei leader africani ed europei riuniti a Lisbona per il secondo vertice Ue-Africa in favore dei milioni di bambini del continente nero che ogni anno muoiono per malattie «facilmente curabili». In una nota, il responsabile della campagna di 'Save the Children' per l'Africa Martin Kirk ha rilevato che ogni giorno «oltre 13.000 bambini africani sotto i cinque anni moriranno, per lo più per malattie facilmente curabili». Ogni anno, secondo Save the Children, i bambini morti sono circa 5 milioni nell'Africa sub-sahariana. «La maggior parte di queste morti è dovuta a diarrea, polmonite e malaria, malattie facili da prevenire e curare», ha affermato Kirk. L'Ong umanitaria ha chiesto ai leader africani di rispettare la promessa fatta al vertice di Abuja, di dedicare almeno il 15% dei bilanci dei loro stati per la salute, e a quelli europei di mantenere l'impegno di destinare lo 0,7% del Pnl dei bilanci dei loro paesi all'aiuto allo sviluppo. Per ora, ha rilevato Save the Childre, solo Svezia, Lussemburgo, Olanda e Danimarca hanno raggiunto questo obiettivo.

dal Corriere della sera

MASTELLA INSISTE SULLA NORMA ANTI-OMOFOBIA

Cari compagni,

come tutti ben sapete due giorni fa al Senato è stata votata,con l'appoggio salvifico del Senatore a vita Francesco Cossiga, la fiducia al Governo sul decreto legge sulla Sicurezza.

Allora forse io non ho capito bene cosa è accaduto perchè altrimenti la cosa sarebbe alquanto grave e segno di inciviltà.

Per quanto io abbia capito,il motivo per il quale il Governo ha rischiato di non avere la fiducia sarebbe dovuto ad un emendamento del Prc per creare una nuova fattispecie di reato contro gli atti di discriminazione razziale, etnica, religiosa o fondati sull’orientamento sessuale.

Paola Binetti, senatrice teodem del Pd, avrebbe infatti espresso critiche all’emendamento
proposto dalla sinistra sulle pene da infliggere contro «chiunque compia atti di discriminazione razziale, etnica, religiosa o fondati sull’orientamento sessuale». Alla Binetti quelle ultime due parole, «orientamento sessuale», non sarebbero piaciute affatto.


Ancora sulla Stampa il ministro della Giustizia dice: «Se Rifondazione comunista e altri rinnegano un impegno preso ieri di modificare alcuni elementi nel decreto sicurezza, per noi dell'Udeur è crisi di governo, togliamo la fiducia e la nostra esperienza politica finisce qui», ha detto Mastella, oggi a Bruxelles per il Consiglio Ue dei ministri della Giustizia. «Ho parlato con il mio capogruppo alla Camera - ha detto Mastella -. Se Rifondazione comunista o altri partiti della sinistra, nonostante l'impegno preso dal ministro Chiti ieri sera e da me stesso per evitare già ieri la crisi di governo, che ci sarebbe stata senza l'impegno di modificare alcuni elementi che nulla hanno a che fare con la vicenda della sicurezza, come i temi di genere e natura sessuale, se Rifondazione comunista dice che non si toccano e viene lasciato tutto inalterato, per noi - e mi rivolgo al presidente del Consiglio e al capo dello Stato - è crisi di governo. Se è così, togliamo la fiducia al governo. Se a fronte dell'impegno alla modifica, facendo i furbi, anzi i furbastri, con una logica tipicamente comunista di doppiezza togliattiana che conosco da tempo, Rifondazione e gli altri fanno finta di no, non ci sono più le condizioni di stare insieme». Se, viceversa, Rifondazione e gli altri accettano l'idea che su questioni di rilevanza di valori non si può mortificare il Parlamento conducendolo, in prigionia politica, attraverso strumenti da cavallo di Troia come quello del voto di fiducia, si discute liberamente».


La replica di Prc: ha un bel coraggio. «Io penso che su materie così ci vuole del coraggio perché ad affermare che ciò che è valido in Europa non sia poi valido da noi e stiamo parlando di diritti civili. Ci vuole davvero coraggio». Così il segretario del Prc, Franco Giordano, ha commentato le dichiarazioni del ministro della Giustizia, che ha minacciato la crisi se non verranno modificate le norme sugli omosessuali contenute nel decreto sulla sicurezza.

Io concordo assolutamente con Giordano e mi chiedo perchè questa norma da cosi tanto fastidio.

Perchè in tutta Europa queste norme sono accettate con buon senso e con apertura mentale e in Italia ancora si discute su questo.

Perchè ci dov5rebbere essere opposizioni ad un articolo che richiama una norma già vigente nell'ordinamernto italiano,perchè già ratificata e che peraltro rientra nell’ambito delle suddette misure anti-razzismo che si richiamano il Trattato di Amsterdam ratificato dall’Italia. “Pertanto, non dice nulla di nuovo rispetto a quelli che sono gli impegni dell’Italia”, afferma Ferrero.


La situazione peraltro è altrettanto grave a sentire alcune affermazioni di seguito riportate:


(AGI) - Roma, 8 dic. - L’Udeur presentera’ un emendamento al pacchetto sicurezza per eliminare dal provvedimento ogni riferimento all’omofobia. Lo annuncia il capogruppo del Campanile alla Camera, Mauro Fabris.”Vedremo - aggiunge - cosa faranno i cattolici del Pd”.
“Per quanto riguarda la nostra richiesta al governo di stralciare dal pacchetto sicurezza approvato dal Senato ogni riferimento all’omofobia - dice Fabris - a chi ci sfida a dimostrare coerenza tra le parole e i fatti rispondiamo che alla Camera il gruppo Udeur presentera’ un emendamento soppressivo in tale senso”.
“Ci sara’ cosi’ il modo di chiarire una volta per tutte - continua - chi, nell’azione politica, al richiamo ai valori fa seguire i fatti, a partire dai cattolici del Pd, ai quali chiediamo fin da ora il voto sul nostro emendamento”.
“Alla senatrice Finocchiaro, che ritiene mortificante un eventuale modifica al testo approvato dal Senato - prosegue Fabris - ricordiamo che sarebbe ancor piu’ mortificante e grave che il governo non mantenesse la parola data per modificare il testo, promessa fatta prima delle votazioni a Palazzo Madama ai senatori Udeur e non solo, ribadita ancora ieri dal ministro Chiti”. (AGI)
Red/Mgm



Roma, 8 dic. - “La laicita’ e’ un principio non discutibile, i socialisti non voteranno il decreto senza la direttiva europea”. Lo dice il vice presidente del Senato ed esponete del partito Socialista, Gavino Angius.
“Cosa sarebbe accaduto se giovedi’ fosse caduto Prodi ad opera del voto contrario dei teodem del Pd alla fiducia richiesta dal governo?”, si chiede Angius. “La sostanza e’ che il Pd e’ prigioniero del clericalismo dilagante e mi stupisce che il Ministro Chiti abbia successivamente dichiarato che la norma antidiscrimine, che recepisce una direttiva europea, sara’ cancellata alla Camera”.
“La norma di cui si parla - aggiunge - era stata recepita da tutta la maggioranza di centro sinistra con il pieno accordo del Governo. Cosí ci avviamo ad essere un Paese a sovranita’ limitata, in cui le scelte di liberta’ della persona saranno quotidianamente minacciate da un clericalismo dilagante che affossa il principio di laicita’ dello Stato. E questo per noi socialisti e’ inaccettabile, quindi avvisiamo con chiarezza il governo e la maggioranza che se la norma antidiscrimine dovesse essere cancellata dal decreto gli esponenti del Partito socialista al Senato non voterebbero in alcun modo il testo cosi’ modificato”.
“Non e’ possibile - conclude Angius - che si mettano in discussione i principi a tutela della liberta’ della persona. Questo per noi e’ un limite che non puo’ essere valicato, ne verrebbe meno la nostra credibilita’ in Europa”. (AGI)
Red/Mgm


(AGI) - Roma, 7 dic. - “Non mi risulta che ci sia un impegno del governo per modificare la norma sulla discriminazione di genere contenuta nel decreto sulla sicurezza alla Camera”: il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio, lo sottolinea a margine della riunione di maggioranza sulla Finanziaria. “Evidentemente il ministro Chiti ha parlato a titolo personale. Del resto quella norma dovrebbe essere cambiata nel decreto mille proroghe di fine anno, ma a quel punto dovrebbe tornare al Senato dove ci sarebbe magari un voto in piu’ quello della Binetti, ma anche 10 in meno, i nostri. Noi siamo leali e non vogliamo mettere in crisi il governo ma su questo tema non sono possibili pasticci”. (AGI)

Roma, 7 dic. (Apcom) - Il voto mancato della senatrice 'teodem' Paola Binetti sulla fiducia al Governo in Senato ha aperto un nuovo fronte polemico fra la sinistra e i moderati dell'Unione: il segretario del Prc, Franco Giordano, è furioso: "Ci troviamo un esponente del Pd che vota contro la fiducia di quel Governo che loro difendono a spada tratta e non succede nulla", accusa.

Il leader del Prc, che parla a margine di un seminario a porte chiuse della rivista Alternative per il socialismo, precisa di non avere "alcuna intenzione di fare polemica con il Governo: sto al merito della questione. A me al Pdci, per una astensione al Senato - ricorda Giordano alludendo al caso dei 'dissidenti' sull'Afghanistan - è capitato di dover prendere atto di una divisione delle strade con due compagni. Qui un esponente del Pd vota contro la fiducia, i giornali sono pieni dello scontro tra Rifondazione e il Governo, ma noi discutiamo e loro votano. Decidiamo chi fa più male al Governo".

E tutto questo, insiste il segretario di Rifondazione, "avviene su norme che in Europa sarebbero puramente liberali: sui diritti degli omosessuali, qualcosa che ci viene dal trattato di Amsterdam. Rischiamo una figuraccia in tutta Europa, anzi sarebbe bene che non si sapesse".



Io mi chiedo dov'è il Pd?E' questo il nuovo Pd? Dove ci sono persone che ancora negano questi diritti e negano la condanna della discriminazione su base di tendenza sessuali diverse?

Ditemi un pò voi,perchè la cosa è davvero sconcertante,perchè se è cosi Bertinotti ha ragione a dire che si sta fallendo o peggio ha fallito.


CHE NE PENSATE?


giovedì 6 dicembre 2007

L'ONU CONDANNA LA LEGGE BIAGI

Riporto qui una notizia apparsa sul 'Manifesto'.

L’Agenzia per il lavoro (Ilo) convoca l’Italia per discuterne: le forme di precarietà esistenti da noi sono contro la Convenzione 122
Vittorio Longhi

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, Ilo, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.
È passata quasi inosservata la notizia che il nostro governo, tramite il ministro Damiano, è stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a giugno a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e degli effetti della legge 30, che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale. L’Ilo, lo ricordiamo, ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso», Decent work, contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale. Dai verbali dell’audizione italiana, emerge con chiarezza «l’incompatibilità» delle riforme del governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro. La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».
Invece, secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro». Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122. In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese. Inoltre, sono da affrontare con urgenza i problemi del lavoro irregolare, le persistenti disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione e, come indicato dal sindacato, la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita. Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.
Tuttavia, a parte un’effettiva ripresa del dialogo sociale, non sembra che il Protocollo sul welfare sia in linea con le osservazioni dell’Ilo riguardo alle modifiche radicali della legge 30, che poi coincidono con le posizioni iniziali del sindacato e della sinistra, tutta, ai tempi del governo Berlusconi. «Anche se le indicazioni non vanno nel dettaglio degli strumenti da adottare, con il Protocollo siamo ancora molto lontani dalle raccomandazioni che la Commissione di esperti ha dato», conferma Leopoldo Tartaglia del dipartimento internazionale Cgil e delegato del sindacato confederale alla Conferenza, coerente con i contenuti della piattaforma sindacale Cgil, Cisl e Uil di giugno. È interessante notare che «i rappresentanti della Confindustria presenti a Ginevra non hanno fatto commenti sulla descrizione della situazione italiana - racconta Tartaglia -, anzi hanno detto di apprezzare le intenzioni del governo attuale di combattere il lavoro precario e irregolare». All’audizione dell’Ilo non ha partecipato il ministro Damiano, seppure convocato formalmente, ma Lea Battistoni, che al ministero è direttore generale del mercato del Lavoro. Dopo avere premesso che il nuovo esecutivo è in carica da troppo poco tempo per mostrare già i risultati delle proprie politiche, Battistoni ha rassicurato la Commissione spiegando che le richieste dei sindacati erano state prese in considerazione e che non c’è motivo di preoccuparsi per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali da parte dell’Italia: «Questa discussione – ha detto – sembra appartenere al passato, a un altro governo».

dal Manifesto

mercoledì 5 dicembre 2007

Made in China (Vergogna)




VERGOGNOSO
Le immagini che seguono sono estremamente dure, però riteniamo doveroso
mostrarle, perché fatti così gravi non devono passare inosservati. Il mondo
deve sapere, la gente deve essere informata di quanto accade in Cina, di
come possa disumanamente divenire normalità il disprezzo per la vita.
Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella
totale indifferenza di coloro che passano.
La piccina è solo un'altra vittima della politica crudele del governo cinese
che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone
rurali), con aborto obbligatorio.
Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè.
Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino
Di quelli che passano, solo pochi prestano attenzione.
La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni
anno, in conseguenza della politica del governo cinese.
L'unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato:
'Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue
dalle narici'.
Questa signora ha chiamato l'Emergenza però non è arrivato nessuno.
'Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone
passavano ma nessuno faceva nulla... Ho scattato queste foto perché era una
cosa terribile...'
'I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie
foto che non per la piccina...'
In Cina, molti ritengono che le bambine siano spazzatura.
Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di
persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979.
I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore
di essere scoperti dal governo, uccidono o abbandonano i propri neonati.
Ufficialmente, il governo condanna l'uso della forza e della crudeltà per
controllare le nascite; però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del
controllo subiscono tali pressioni allo scopo di limitare la natalità, che
formano dei veri e propri 'squadroni dell'aborto'. Questi squadroni
catturano le donne 'illegalmente incinte' e le tengono in carcere finché non
si rassegnano a sottoporsi all'aborto.
In caso contrario, i figli 'nati illegalmente' non hanno diritto alle cure
mediche, all'istruzione, né ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri
vendono i propri 'figli illegali' ad altre coppie, per evitare il castigo
del governo cinese.
Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano
le principali vittime della limitazione delle nascite.
Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del
matrimonio e ciò le rende un vero e proprio un peso.
Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è
una femmina, la cosa rappresenta un disastro per la famiglia.
Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è
rappresentato da feti femminili.
Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione masch ile
e femminile. Milioni di uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il
traffico di donne.
L'aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi
comune corrompere gli addetti per ottenere un'ecografia dalla quale
conoscere il sesso del nascituro.
Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanatrofi.
Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e
ignora il problema della discriminazione contro le bambine.
Alla fine, un uomo raccolse il corpo della bambina, lo mise in una scatola e
lo gettò nel bidone della spazzatura.

domenica 2 dicembre 2007

Due pensieri sul consiglio comunale di venerdì scorso

Dunque… aiutatemi un po’ a capire se ho colto in pieno le novità emerse dal consiglio comunale del 29 novembre:

Fatto n°1: dopo 7-8 mesi di meditazione, il Sindaco ha finalmente nominato l’assessore in sostituzione del dimissionario Stamegna . Si tratta Franco Cannella (FI). Il malcapitato neo-assessore tuttavia, non ricoprirà le mansioni del suo predecessore (Cultura): porterà infatti in petto la mortificante coccarda di Assessore alla Protezione civile (?!?). In pratica, il buon Cannella non si occuperà di un cazzo. Itri intanto non ha più nessuno che si occupi della cultura, ma questo mi sembra coerente con la linea politica dell’Amministrazione.

Fatto n°2:dato che Stamegna con le sue dimissioni rigettò finanche la tessera di Forza Italia, è stato nominato il nuovo capogruppo consiliare del compianto partito (pace all’anima sua). Si tratta del vice-sindaco, assessore all’Ambiente, consigliere provinciale, prossimo candidato sindaco del centro-destra, membro eminente del “CdA Itri” ecc., Claudio Cardogna. Il soldato semplice Anna Maria Ialongo era e resta tale.

Fatto n°3: il consigliere Paolo Stamegna è stato incredibilmente investito della delega all’ “Attuazione del programma” (quale programma?). E’comunque la prima volta che accade una cosa del genere nella storia dell’Italia repubblicana, ma anche di quella monarchica. Emerge un nuovo affascinante, misterioso, intrigante interrogativo: di cosa cazzo si occuperà adesso il sindaco Agresti?

Fatto n°4: il consigliere Paolo Stamegna è stato inverosimilmente investito anche della delega alle “Grandi opere” (quali grandi opere a Itri??). Il povero assessore ai Lavori pubblici mons.Mario Petrillo diventa ufficialmente inutile, non serve più a nulla. Mi correggo, continuerà a esercitare le proprie mansioni esclusivamente per le “piccole opere”. Grande curiosità destano i criteri con le quali verranno distinte in consiglio comunale le “piccole” dalle “grandi”: probabilmente si farà ricorso all’applausometro. Ilarità e divertimento restano comunque garantiti.

Fatto n°5: la lista ITRI SEI TU intende dimostrare con l’ausilio del Ministero dell’interno l’incompatibilità che intercorre tra il geometra Paolo Stamegna (membro importantissimo del “CdA Itri”) e l’incarico di delegato alle “Grandi (ah ah ah ) opere”.

Fatto n°6: in questo rimpastino di giunta, l’Udc ha avuto il suo bravo piattino di lenticchie: il consigliere Iacotucci è ora delegato alla Sanità. Questa delega, ottenuta dallo spacchettamento delle politiche sociali, non è in realtà un granchè, perché i comuni non hanno grandi possibilità di intervento in materia. Ma insomma, bisognava pure accontentarli ‘sti uddiccini!

Fatto n°7: Alleanza Nazionale, a cui va dato atto di non far parte del “CdA Itri”, continua tuttavia a contare come il due nella briscola.

Spero di non aver dimenticato niente. Comunque è evidente che le motivazioni di questa sottospecie di manovra non vanno ricercate nella volontà di migliorare l’efficienza della macchina amministrativa; le deleghe, conferite più o meno legalmente, rappresentano più che altro una scossa d’assestamento, il tentativo di trovare un nuovo equilibrio, un nuovo accordo politico tra le forze della maggioranza. Il problema è che quando si perde il senso del ridicolo, in tutti gli ambiti della vita, bisogna iniziare a preoccuparsi sul serio.

Un saluto caloroso a tutti i democratici di Itri.

Antonello

domenica 25 novembre 2007

I diritti dei bambini

Non basta riconoscere a tutti i bambini del mondo dei semplici diritti come quello alla salute, alla cultura e altro, quando la realtà delle cose è totalmente differente. Diritti "gettati" su un foglio. Il foglio che utilizziamo per pulirci la coscienza di tutti i problemi che ci sono.
Al diavolo chi dice che i giovani sono il futuro del mondo. Non è vero! Quando a noi giovani sarà data l'opportunità di conferire parole saremo già vecchi... a non essere vecchi saranno però i bambini dei paesi poveri, dei Paesi che nel 2007 sono considerati "in via di sviluppo", i bambini che un futuro non ce l'hanno.
Il lavoro infantile è un fenomeno di carattere sociale che interessa, a partire dalla fine del 1700, i bambini di età compresa tra i 5 e i 15 anni in tutto il mondo. Le aree principalmente interessate al lavoro minorile sono Asia, India, Pakistan, Nepal; Africa; America Latina, soprattutto Colombia, Brasile. Non sono però esclusi dal fenomeno Stati Uniti ed Europa, in particolare Regno Unito, Portogallo, Francia, Italia, e grandi città come Bogotá (Colombia) e Sialkot (Pakistan).
Tante sono le cause e i fenomeni che contribuiscono alla diffusione del lavoro minorile. Una tra tante è il basso reddito pro capite e l'elevato numero di persone in stato di povertà, in regioni ricche di risorse e con un'economia florida (è questo il caso dei Paesi sottosviluppati).
All'inizio degli anni Ottanta i piccoli lavoratori erano stimati oltre ai 50 milioni, ora ammontano a addirittura 250 milioni!
Ecco alcuni dati:
Thailandia: il 32% della intera forza lavoro è costituito da minori (5 milioni)
Filippine: i minori che lavorano sono 2.200.000
India: 55-60 milioni
Nepal: il 60% dei bambini svolge lavori che impediscono il loro normale sviluppo
Bangladesh: 15 milioni
Nigeria: lavorano 12 milioni di minori
Brasile: lavorano 7 milioni di bambini
Pakistan: sono 8 milioni i bambini ridotti in schiavitù per debiti
Perù: il 20% dei lavoratori nelle miniere del Perù ha fra 11 e 18 anni
Filippine: lavorano 5, 7 milioni di bambini
Egitto: lavorano - fonti governative - 1,4 milioni di bambini
Indonesia: 300.000 bambini lavorano nelle industrie manifatturiere
Italia: sono 509.000 i lavoratori con età 6-13 anni (compresi sia lavori saltuari che continuativi).
Queste stime sono a cura delle associazioni UNICEF e I.L.O.
Occorre notare come per ogni fenomeno di cui non si va fieri le stime dei governi risultino inferiori.
(Per conferme o approfondimenti visitare il sito http://www.minori.it/ ).
Il 20 novembre 1989 è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la convenzione sui diritti dell'infanzia.
(http://www.amicopediatra.it/genitori/Carta_Diritti_Infanzia/Convenzione_Diritti_Infanzia.htm#2) Tale convenzione è in vigore dal 2 settembre 1990 e la ratifica da parte dell'Italia avvenne il 27 maggio 1991 con la legge n.176 e ha tutt'oggi 193 stati, un numero addirittura superiore a quello degli stati membri dell'ONU è parte della convenzione! LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA E' STATA RATIFICATA DA TUTTI I PAESI DEL MONDO ECCETTO USA E SOMALIA!!!! Ed è gravissimo che essendo stata la Convenzione approvata dall'Assemblea svoltasi nella città di New York, gli Stati Uniti rimangano tra i due unici Paesi a non aver ratificato tale documento!!!!
La Convenzione sui diritti dell'infanzia oltre ad essere lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia, rappresenta uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano, ed offre un quadro di riferimento organico nel quale collocare tutti gli sforzi compiuti in 50 anni di difesa dei diritti dei bambini.
Ma non basterà mai lasciare scritti su un foglio dei diritti se la realtà delle cose è diversa.
Certo la Convenzione è un grande passo in avanti, ma non deve diventare (forse purtroppo già lo è...) uno strumento per consentire a chiunque di poter solamente pensare che tutti i bambini del mondo ora stanno bene. NON E' AFFATTO COSI'!!
Bisogna distinguere poi, il Sud del Mondo dall'Occidente, per un puro discorso etico e morale. Gli Occidentali hanno concezioni e tradizioni del tutto diverse e non possono pretendere di portare le loro abitudini e soprattutto di far diventare legge le loro abitudini nel Sud del Mondo.
Mi vergogno a dirlo ma la causa della povertà siamo noi, noi occidentali, solo noi.
In anni di studio della povertà nient'altro salta agli occhi oltre che LO SFRUTTAMENTO PERPETRATO NEI SECOLI E CHE TUTT'OGGI CONTINUA.
Le grandi aziende e le multinazionali non sono certo opera dei Paesi sottosviluppati: sono creature nostre, concepite per diventare macina soldi e alimentate dallo sfruttamento!
Le imprese preferiscono i bambini perché si possono sfruttare meglio. La quasi totalità dei conciai del Cairo ammette candidamente che cercherebbe di far lavorare bambini anziché adulti anche in presenza di leggi più restrittive.
Ma perché i poveri hanno bisogno dei bambini? Nel Terzo Mondo i bambini che riescono a sopravvivere sono una ricchezza, anche economica. Questa tabella mostra in che modo i bambini e le bambine di un villaggio vicino a Java, in Indonesia, rappresentino una fonte di reddito per le loro famiglie fin dall'eta di 6 anni.
A 13 anni coltivano la terra
a 12 anni lavorano sotto padrone, dietro una paga
a 11 anni trapiantano il riso
a 10 anni coltivano il riso
a 9 anni tolgono le sterpaglie
a 8 anni accudiscono il bestiame
a 6 anni curano i bambini più piccoli
(da uno studio dell'UNICEF).
Ed è importante che nei Paesi sottosviluppati i bambini abbiano la possibilità di lavorare perché rappresentano l'unica fonte di sviluppo. Ma il lavoro minorile non deve essere confuso, equivocato o addirittura sostituito con lo sfruttamento minorile. Sono due cose diverse. Ogni singolo bambino che lavora deve essere tutelato in toto, perché sta lavorando per assicurare un futuro alla propria famiglia ed al proprio Paese. I bambini lì lavorano per studiare. Noi occidentali studiamo per lavorare. Questa è una differenza fondamentale che implica un grande sforzo da parte nostra nel comprendere come si possa voler mettere al lavoro un bambino. Ma è necessario. E' meglio accettare che un bambino lavori a condizioni adeguate alla sua età e alle sue possibilità e si assicuri un futuro, perché se noi per primi non cambiamo le nostre mentalità chiuse non offriamo alcuna possibilità di eventuali sviluppi. Infatti leggi emanate da governi occidentali in Paesi del Terzo Mondo imponevano ed impongono il divieto ai minori di lavorare. E quali conseguenze hanno rilevato queste leggi? SFRUTTAMENTO, LAVORO IN NERO, PROSTITUZIONE, AUMENTO DELLA CRIMINALITÀ', USO DI DROGHE PER SOPRAVVIVERE (un bambino povero riesce a sopravvivere con soli tre pasti alla settimana sniffando colla, la stessa colla che finirà col consumargli il cervello). Allora cosa è peggio? Accettare, incentivare e promuovere in lavoro minorile (alle condizioni adeguate) in zone povere, oppure essere contrari e favorire tutte quelle conseguenze che altro non fanno che arricchire noi e continuare ad impoverire loro!?
Qualche anno fa, l'ex segretario generale dell'Onu Brutus Ghali disse: "i bambini nel terzo mondo, se lavorano muoiono di fatica, se non lavorano muoiono di fame". Allora occorre trovare un compromesso: è giusto che quei bambini lavorino, ma a condizioni sicure e dignitose, in modo da assicurarsi di sopravvivere e far sopravvivere il resto della loro famiglia.
E avere così la possibilità in un futuro di accedere alla cultura, unica vera fonte di sviluppo...

Alessandra

mercoledì 21 novembre 2007

AGIRE: “ORA DOBBIAMO ASSISTERE I 3 MILIONI DI SFOLLATI PER NON LASCIARLI SOLI A SE STESSI E AL RISCHIO FAME ED EPIDEMIE”

Da oggi è possibile aiutare le persone colpite dal ciclone SIDR in Bangladesh inviando un SMS al numero 48581 del valore di 1 euro - condiviso da TIM, VODAFONE e WIND - e di 2 euro da rete fissa Telecom Italia

Ora il problema principale – mentre ancora si rincorrono le stime sulle vittime (quelle ufficiali parlano di 4.000 morti, ma altre da fonti accreditate arrivano a 10-15 mila vittime) – sembra diventare quello di offrire assistenza ai 3 milioni di persone che il piano di evacuazione messo in atto in Bangladesh ha salvato dalla furia del ciclone SIDR e ha di fatto trasformato in sfollati. Il bilancio ufficiale relativo ai danni alle abitazioni parla di più di 300 mila case distrutte e circa 600 mila seriamente danneggiate.
Una situazione di precarietà che accomuna oltre 1 milione di famiglie - e centinaia di migliaia di bambini – li condanna, in assenza di concreti e immediati aiuti, alla fame, alla disperazione, al rischio epidemie.
A una povertà dalla quale difficilmente riusciranno – da soli – a risollevarsi.

Per questo il messaggio lanciato dalle organizzazioni non governative che hanno deciso di unire i propri sforzi in favore del Bangladesh è che “passato il ciclone SIDR, ora è tempo di AGIRE”.

Un sostegno che è possibile offrire, da oggi, inviando un SMS al numero 48581 del valore di un euro condiviso da TIM, VODAFONE e WIND e di 2 euro da rete fissa Telecom Italia. L’SMS è attivo fino al 5 dicembre.

Oppure collegandosi sul sito www.agire.it o chiamando – per donazioni con carta di credito - il numero verde 800.132870 .

E’ possibile anche inviare un conto corrente postale ad AGIRE: 85593614 Causale “Emergenza Bangladesh" o donare sul conto corrente bancario 41106582 - “AGIRE PER IL BANGLADESH”- presso UNICREDIT BANCA (AGENZIA 3351 MILANO, CIN C, ABI 02008, CAB 01768).

“Questo messaggio di grande preoccupazione per la sorte dei 3 milioni di sfollati – spiega Marco Bertotto, direttore di AGIRE, la rete italiana d’intervento in caso di emergenza che unisce gli sforzi e l’esperienza di Acition Aid, Terre des Hommes, Save the Children, VIS e WWF – ci arriva direttamente dagli operatori della nostra rete impegnati in queste ore nei distretti del Bangladesh colpiti dal tifone Sidr. Il piano di prevenzione messo in atto nelle ore precedenti il passaggio del ciclone ha permesso, di fatto, che il numero di morti finora stimato risulti sicuramente drammatico ma di molto inferiore a quello di analoghi eventi naturali che hanno provocato 143 mila vittime, nel 1991 e addirittura mezzo milione nel 1971. D’altra parte, però, questo fatto positivo non deve far abbassare la guardia e non deve distrarre le coscienze dalla necessità di un intervento: il numero degli sfollati fa forse meno notizia di quello delle vittime, ma stiamo parlando del destino di milioni di persone. Se ci fermiamo un attimo a pensare è come se nell’arco di poche ore gli abitanti una città come Roma fossero stati costretti a lasciare le proprie case e si ritrovassero senza nulla… Ora dobbiamo aiutarli, dobbiamo impedire che siano lasciati soli a se stessi. La crisi umanitaria non è ancora scongiurata”.

Alle parole di Marco Bertotto fanno eco le voci degli operatori delle organizzazioni aderenti ad AGIRE, attivi in queste ore in Bangladesh.

“Molti sopravvissuti stanno tornando ai loro villaggi, dove prendono atto della cruda realtà”, dice dal Bangladesh il dott. Unni Krishan di Action Aid, una delle cinque organizzazioni che sostiene l’appello di AGIRE. “Hanno perso tutto, non hanno più casa né cibo. L’ultimo ciclone ha travolto una regione che era stata colpita da un’altra inondazione solo tre mesi fa. La popolazione stava quindi già soffrendo a livello materiale e psicologico. Ci vorranno all’incirca altri due giorni per raggiungere tutte le persone colpite. Stiamo cercando di arrivare nelle zone più remote, utilizzando anche imbarcazioni per giungere nelle isole più lontane”.
Il dott. Krishan sottolinea: “C’è assoluto bisogno di materiali di soccorso: cibo, acqua pulita, assistenza medica. L’intervento medico è tra i più urgenti, per i problemi di salute pubblica che pone un disastro di queste proporzioni. In molti casi, l’aiuto fornito è insufficiente e arriva troppo tardi. Ci aspetta un lungo lavoro per far risorgere il paese. Sarà necessario assistere i più vulnerabili, come le donne e i bambini: non si tratta di una missione breve. Questo ciclone è il peggiore degli ultimi sedici anni e ha riportato parte del paese indietro di due decadi”.

Stesso messaggio di forte preoccupazione per la sorte dei molti sfollati arriva da Kate Conradt, di “Save the Children”, un’altra ONG membro di AGIRE: “Il ciclone ha devastato le abitazioni e molte famiglie non hanno più un tetto per ripararsi. In molti stanno cercando di recuperare quanto resta delle loro abitazioni per costruire alloggi provvisori. Tra i problemi più gravi c’è quello del cibo. I raccolti di riso sono perduti e per coloro che gi soffrivano la fame prima del ciclone la situazione è precipitata. Assistere gli sfollati sarà la parte più dura del lavoro. Come sempre, quando si è in presenza di un alto numero di profughi c’è il rischio di malattie favorite dall’utilizzo di acqua non pulita. Comunque, il governo ha fatto un ottimo lavoro di ‘allerta’. Stiamo utilizzando imbarcazioni di soccorso per portare i dottori e le cure mediche. C’è molto lavoro da fare. Lanciamo un segnale di forte allarme soprattutto per la sorte dei bambini, che sono in pericolo e vivono ammassati in ripari provvisori. Servono nuovi fondi per l’assistenza”.

Kate Conradt ha raccolto la drammatica testimonianza di Nazma, 12 anni.

Nazma vive con i genitori e tre fratelli a Patharghatha, un villaggio sulla costa della Baia del Bengala .
"La nostra casa è andata completamente distrutta, abbiamo perso tutto”, ha detto Nazma.
La famiglia di Nazma è stata costretta a passare le notti successive al disastro all’aperto.
Il papà di Nazma, un pescatore, sta cercando in queste ore di ricostruire una casa - le case del villaggio sono tutte di legno - per la sua famiglia, recuperando del legno ancora utilizzabile fra le macerie del disastro.
Anche la scuola del villaggio è andata completamente distrutta. Centinaia di bambini stanno collaborando rovistando fra le macerie, alla ricerca di materiali utili per la ricostruzione.

Nel dramma si può comunque scorgere un barlume di speranza: “Non è tutto negativo il messaggio che ci viene dal Bangladesh. Rispetto a quello che accadeva fino a vent’anni fa, le cose oggi vanno molto meglio”, osserva Gianni Rufini, esperto di aiuti umanitari, e membro del Comitato etico di AGIRE. “Oggi, il paese è più preparato a fronteggiare questi eventi, anche perché ha saputo investire in prevenzione e preparazione, anche con l’aiuto della comunità internazionale e delle organizzazioni non governative. Il Bangladesh è uno dei pochi paesi in cui si sia lavorato seriamente in quella che, in gergo tecnico, viene chiamata “Disaster Mitigation, un insieme di azioni che agiscono sull’intero tessuto del paese”.

Si possono infatti costruire rifugi anti-inondazione e anti-ciclone, dighe di contenimento, creare riserve strategiche di acqua e cibo, rafforzare gli edifici esistenti, sistemi di allerta precoce. Si può approntare di un apparato di protezione civile, coordinare i gruppi di volontariato, mobilitare le amministrazioni locali.
“Tutte misure – conclude Rufini - che in Bangladesh sembra siano state almeno in parte adottate e che, nonostante i numeri della tragedia, hanno contribuito a contenere i danni.”

La priorità delle organizzazioni di AGIRE in questo momento resta quella di portare aiuto immediato ai 3 milioni di persone sfollate e di non abbandonarle al loro destino.
E tra i soccorritori si diffonde una preoccupazione: in assenza di un intervento immediato e concreto sarà molto più difficile in futuro convincere le persone ad abbandonare le proprie abitazioni prima che arrivi un evento naturale. E in futuro milioni di vite umane saranno a rischio in Paesi colpiti regolarmente da disastri naturali.


Per informazioni e interviste contattare l’ufficio stampa di AGIRE :
Alberto Bobbio 335 1097277
INC - Istituto Nazionale per la Comunicazione
Via G.B. De Rossi 10
00166 ROMA
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a.bobbio@inc-comunicazione.it

martedì 20 novembre 2007

Piero Calamandrei (1889-1956), discorso agli studenti milanesi (1955)

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.

E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...

E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!

O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

P. Calamandrei, Discorso agli studenti milanesi